(Foto © Giovanna Malfiori)
"...Toulouse on t'explose..." - Zebda
Quando si viaggia è bello anche passare di palo in frasca; proprio come prendere un aereo sempre disponibile e dire al comandante semplicemente una parola che comunichi la destinazione. "Monsieur, Toulouse, s'il Vous plait".
Come per magia la Ville Rose si stendeva attorno a me e il mio cuore batteva.
Quanto tempo avevo sognato di andarci ed ero lì.
Sono una persona alla quale non piace molto la "Francia convenzionale": la Provenza è bella ma non mi ha rapito. La Costa Azzurra? Preferisco di no.
Nel mio cuore c'è l'occitana Tolosa, così distante da sembrare ancora più bella ... là infondo quasi in odor di Oceano Atlantico.
Sono arrivata in quel paradiso di mattoni rossi il giorno di Ferragosto. Non c'era nessuno e questo ha reso il mio primo incontro con quella città ancora più magico.
Le vie, il Capitole, la cattedrale, ogni singola piccola porzione di mattoni rosa sembrava accogliermi. La Garonne e il Canal du Midi scorrevano lenti e tranquilli in una città quasi fantasma. Faceva caldo ma niente era opprimente.
L'ombra era pochissima e il sole sembrava voler scovare ogni minima forma di vita, compresa me. Non so perché, ma quel giorno ho fotografato sempre in seppia e bianco e nero.
Proprio come quanto camminavo sulle rive del fiume di ritorno dal quariere di Saint Cyprien ed ho visto davanti a me una galleria fatta di alberi piegati verso il fiume. Sembrava esistere solo per portarmi in un altro mondo.
Mi sentivo a casa in quel momento, anche se camminavo sul quel suolo per la prima volta.
Mi sentivo sicura e rassicurata nel mio cuore come se qualcosa continuasse a dirmi "hai visto che è ancora più bella di come te l'aspettavi?".
Nelle mie orecchie la musica assumeva in continuazione connotazioni diverse ma costanti: gli Zebda e il perfetto inno alla loro città e Yann Tiersen.
Sembrava suonassero solo per me in quel momento.
