giovedì 14 giugno 2012

Dove Estrela significa Casa

Dove dormire a Lisbona

Arrivai a Lisbona praticamente per caso. O meglio ... arrivammo, visto che eravamo io e i miei due Hermanos reduci da giorni e giorni di Sud della Spagna.
Se non ricordo male eravamo proprio a Cordoba quando decidemmo, forse per merito di fresche birre in calde notti andaluse, di proseguire il nostro viaggio fino all'Oceano.
E Oceano voleva dire Portogallo. E per me Portogallo significava due cose essenzialmente: Lisbona e Algarve. Quelle furono infatti le mie tappe che, come immense parentesi, contenvano mille cose.
Lisbona conteneva il vento, Wim Wenders e Lisbon Story, i Madredeus e Amanda Rodrigues e sicuramente Pessoa. Avevo una voglia matta di perdermi per quelle strade.
Più di tutto ... forse cadendo in un luogo comune immenso come un buco nero ma soddisfacente quanto una fetta di pane e nutella quando hai voglia di bontà ... cercai un posto per dormire e lo volli cercare in piena Alfama.
Dato che il viaggio a Lisbona era stato una totale improvvisata, non ero provvista né di guida (che recuperai dopo in versione inglese) né di notizie o info a riguardo.
Arrivati a Lisbona trovammo giusti giusti la Pensao Estrela, giusta all'inizio dell'Alfama.
Parcheggiammo e decidemmo in quel momento che quella sarebbe stata la nostra casa.
Mi piaceva da matti per quella sua aria tipicamente decandente che tanto stava bene addosso a tutta la capitale portoghese.
Mi piaceva perché vedevo il mare dalla finestra.
Mi piaceva perché il mio letto era in ferro battuto, bianco e con le lenzuola rosa.
A dire il vero tutti i letti avevano le lenzuola rosa e i miei due Hermanos si adattarono a dormire in un colore tanto da belle donne.
Mi piaceva perché in due passi ero in centro e mi piaceva perché sembrava la casa di una signora rimasta sola e che per questo aveva messo a disposizione le varie stanze di una casa forse ereditata per avere qualche soldino in più.
Al tempo poteva sembrare una novità, oggi sembra quasi prassi.
La Pensao Estrela mi accolse dopo tanti giorni di monta/smonta la tenda e mi coccolava con quel vento che entrava dalla finestra.
Dopo il caldo torrido dell'Andalucia, non mi pareva vero poter dormire senza sudare e coprendomi perché un po' di frescolino arrivava sempre.
Quando uscivi dalla porta della Pensao Estrela ti ritrovavi in mezzo ad una via dopo pochi ristoranti e molta autenticità la facevano da padrona.
Ricordo la prima mattina, dopo aver dormito lì.
In pensione non era disponibile la colazione. Uscimmo e ci recammo al primo bar lì vicino.
Faceva caldino e non c'era proprio storia a bere qualcosa di caldo. Nemmeno un caffé.
Il mio Hermano André voleva un tea freddo e in quel momento scoprimmo, tra qualche risata, che Pesca in portoghese si dice Pessego.
In dialetto veneto, il mio dialetto, si dice Persego.
Forse anche questa assonanza ci fece sentire come a casa.
Forse, più di tutto, fu la Signora della Pensao Estrela che, quando partimmo per andare via, venne a salutarci sulla porta proprio come una vecchia zia saluta i nipoti che tornano in città dopo un'estate passata chissà dove.

5 commenti:

  1. magiamagiamagiaaaaaa! bellissima!

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  2. Adoro Lisbona...
    Voglia di ritornarci all'ennesima potenza :D

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  3. Letto in ferro battuto, bianco... uhm... sto riflettendo sul fatto che mi sembra di non averne mai visto uno così...
    Bello, bello questo racconto!
    Addendum: da noi, a Mantova, pesca si dice "pèrsak"... :-)

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  4. @Devis: anch'io!!

    @Niko: i letti in ferro battuto e dipinti sono molto belli.
    Persak mi piace ... sa di lingua lontana :)

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