venerdì 28 settembre 2012

Vienna in una parola: Secessione

Vienna Museo della Secessione
Picture from Google Images
Al Tempo la sua Arte.
All'Arte la sua Libertà.


Questo è ciò che dice la scritta che si trova sopra l'ingresso del Museo della Secessione a Vienna.
Giorni fa ho pensato a Vienna e per me Vienna si riassume in una parola: Secessione.
Qui non centrano i deliri leghisti di chissà che padano, qui centra la voglia di rottura col passato.
Qui è protagonista il desiderio di raccontare il mondo in un nuovo modo che tutto era tranne che chiaro e limpido: parliamo di inconscio, di studi del dottor Freud.
Parliamo di Klimt e Schiele e dei loro amici.
Secessione è unione.
Vienna è una città piena di cose da vedere. E' proprio uno di quei luoghi da vivere che troppo spesso non viene considerato come la meta del week end.
Di certo la posizione non la aiuta... è un po' là infondo, molto ad Est e non facilissima da raggiungere.
Ho cercato un po' in rete e non ho trovato dei gran voli Low cost per la capitale austrica (vi prego, smentitemi). E questo è un peccato perché sedersi a contemplare il Danubio, mangiare la Schnitzel e concludere con una Sacher sono sì attività che sanno fin troppo da turismo stantio ma racchiudo in loro il sapore di una città che sa raccontarsi.
E che storie racconta Vienna?
Ne ha tantissime ed è come se ognuno dei viaggiatori che vi approda fosse dotato di auricolare e ascoltasse quella che più si adatta al suo sentire.
C'è chi identifica Vienna con il periodo Imperiale Austriaco e quindi ascolterà la storia di Sissi.
C'è chi va ancora più indietro e pensa a Maria Antonietta, appena adolescente, in partenza per la fatalissima Francia.
Io spesso penso a Maria Teresa d'Austria. Se proprio devo pensare ad una donna con la corona in testa.
Quello che Vienna racconta a me è la storia di alcune persone, soprattutto due uomini, che si conobbero, che si studiarono, impararono molto l'uno dall'altro.
Uno era il maestro, Gustav. L'altro era l'allievo, Egon.
L'allievo superò il maestro e, secondo molti, gli rubò la moglie e quando quella donna morì quasì impazzì e seppe trovare il suo ristoro solo nella pittura.
Ciò che univa queste due persone era la pittura, il genio, l'arte.
E la voglia di rompere gli schemi che contenevano l'espressione artistica fino a quel tempo.
Così nacque la Secessione e il cognome di quei due uomini era Klimt e Schiele.
Gustav Klimt ed Egon Schiele hanno segnato la cultura viennese al pari di gente Freud.

Freud declinava concetti complicati legati alla psicanalisi. Loro li mettevano sulla tela.
E, tela dopo tela, è sorta l'esigenza di mettere questi quadri da qualche parte: ecco il Palazzo della Secessione.
Appena approdata a Vienna, anni fa, corsì lì ancora con lo zaino sulle spalle.
Lessi quella frase... Der Zeit ihre Kunst... e mi misi quasi a piangere dall'emozione.
Avevo già visto i quadri degli Espressionisti legati a quel periodo ma non li avevo mai visti a Vienna.
Ed è stata un'emozione pura.
Che sia lì o che sia al Kunsthistorisches Museum, poco importa. Ciò che è fondamentale è respirare quell'aria a pieni polmoni.
Se poi resta tempo anche per Schoenbrunn... meglio ancora.

7 commenti:

  1. Schiele über alles: lo adoro. E' il corrispettivo dell'arte visiva della nascente psicologia!
    Barbara
    reporterpercaso.com

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    Risposte
    1. Vidi Schiele in una mostra a lui dedicata a Lugano, anni fa.
      Me ne innamorai.
      Ti sbatte in faccia la vita e ti costringe a ragionare.

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  2. Una dei miei sogni artistici è di vedere Il fregio di Beethoven e le sue mitiche figure, che ne pensi tu che l'hai visto dal vivo?

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  3. Fa male al cuore da quanto è bello...

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  4. Schiele, Klimt e kokoshka. Una triade che adoro...al leopold Museum sono letteralmente impazzita dalla gioia davanti alle donne spezzate di schiele e ai suoi paesaggi. Con questo post mi hai fatto rivivere un po' quel l'emozione!

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    1. Mi fa molto piacere essere riuscita a portarti a Vienna con le mie parole!

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