venerdì 31 agosto 2012

Manchester: cominciamo dalla Guerra

Inghilterra Manchester
Foto © 2012 Gianluca Vecchi

La Guerra, o meglio la Seconda Guerra Mondiale, è legata pesantemente a Manchester.
In Italia siamo abituati a studiare la Storia del secondo conflitto mondiale dal punto di vista italiano.
Studiamo cosa succedeva da noi perché, diciamocelo pure, ce n'è abbastanza per tutti.
Poco sappiamo della Battaglia di Inghilterra e di tutto quello che succedeva oltre la Manica.
Londra, Coventry, Liverpool e Manchester di bombe ne hanno viste fino alla nausea e questo ha influito molto sullo sviluppo di queste città negli anni a seguire.
Ovvio che Londra, essendo la Capitale ed essendo quella più in vista, sia stata restaurata nel migliore dei modi. Il Nord, un po' fuori dalle cronache mondane e politiche è stato lasciato un po' più al suo destino.
E' come se fosse stato messo in secondo piano.
Una città bombardata si nota subito. Ciò che ha vissuto in passato è quasi lampante.
Io ho potuto vederlo, ad esempio, a Varsavia dove gli spazi tra un edificio e l'altro sono davvero grandi.
A Manchester si nota tutto ciò un po' meno.
Se non fosse per la modernità di certe zone e l'aspetto vittoriano e tipicamente british di altre poco lascerebbe intendere che lì la guerra c'è stata.
Un occhio diverso lo si ha guardando le perferie o passandoci vicino in treno.
Certe zone sono ben curate, ordinate, modeste ed estremanente dignitose.
Altre sembrano delle toppe messe lì per chiudere chissà che falla.
Non credo che l'Imperial War Museum North sia sorto a Manchester per caso.
Ovvio, logisticamente ci voleva un qualcosa a Nord e Mancherster poteva essere la città adatta.
Andiamo con ordine raccontandovi quella giornata in cui io e Gian arrivammo.
Per ora di pranzo eravamo già comodamente posizionati nella nostra stanza all'Ibis di Portland Street.
Ibis= città di arrivo in Inghilterra.
Da qualche anno questo binomio si ripete e a noi va benissimo.
Portland Street è vicinissima a Manchester Piccadilly è una via-spartiacque tra China Town e il Village della città inglese. 
Avevo avvertito Smila del nostro arrivo lì e, impegni permettendo, volevamo incontrarci.
Purtroppo la cosa non è andata bene ma ... Smila ... torneremo e ci berremo una birra assieme.
Dopo un ottimo pranzo all'Old Monkey (grande birra, ottimo cibo) proprio mezzo metro più in là dell'Ibis, abbiamo raggiunto in pochi minuti a piedi Piccadilly Gardens e preso il Metrolink per MediaCityUK.
Consiglio: fate subito il biglietto andata e ritorno. Costa meno.
MediaCityUk si è presentata ai nostri occhi come un qualcosa di estremamente bello.
E' una zona del tutto nuova e molto interessante se vi piacciono le foto di architettura e quelle dove i riflessi delle cose imperano.
Ve ne parlerò successivamente perché quella zona davvero mi ha conquistata. 
L'Imperial War Museum North si trova proprio dal lato opposto rispetto alla fermata del Metrolink.

Cominciate con l'osservarlo bene da fuori perché l'edificio è davvero bello e, grazie alla luce intensa del cielo inglese e l'alternanza di nubi e sole, risalta da matti.
L'entrata al museo è gratuita e questa è una grande cosa.
Badate bene che l'ultimo ingresso è attorno alle 16. Il museo chiude alle 17.
Foto © 2012 Gianluca Vecchi
Il primo giorno prioprio non ce l'abbiamo fatta a vederlo. Ci siamo persi nell'osservare MediaCityUK e nell'ammirare la modernità estrema dei suoi edifici.
Il secondo giorno siamo tornati nel primo pomeriggio.
Il museo non sembra immenso ma richiede tempo.
Non errate in questo senso e sappiate concedergli più di due ore.
E' pieno di oggetti che raccontano mille storie legate a non so quanti conflitti.
E' pieno di ricordi, di gente, di ragionamenti da fare.
L'intento di un museo come quello non è parlare di guerra e delle nozioni che potrebbero derivarne.
L'intendo del IWMN è quello di far capire cosa sia la guerra con tutti i suoi rumori, le sue sensazioni e le mille atrocità.
Ogni mezz'ora circa, nella sala centrale dell'esposizione, le luci vengono abbassate e vengono proiettati dei cortometraggi che raccontano storie di Guerra. Di ogni guerra possibile da raccontare.
A volte tutto si concentra nel rumore degli aerei, nel rumore delle bombe, nel caos che si potrebbe creare in situazioni di guerra.
So benissimo che vivere queste situazioni al sicuro, dentro ad un museo, non è come vivere realmente la guerra ma essere avvolti da 10 minuti di bombardamenti al volume reale di come dovrebbero essere aiuta a capire che la parola Guerra dovrebbe essere cancellata dalla faccia della terra.
Anche per questo il museo va visto con tutto il tempo possibile.
Va metabolizzato, non solo visitato.

E a me è piaciuto da matti proprio perché diverso e profondamente concreto.
Questo è stato il mio piccolo passo dentro Manchester.
Ero già stata in quella città ma l'avevo legata alla parola "shopping".
Ora invece è nella lista delle meraviglie.
 Foto © 2012 Gianluca Vecchi

giovedì 30 agosto 2012

Inis Oirr: un mondo che non mi aspettavo

Viaggio alle Isole Aran
 Foto © 2012 Giovy

L'altro giorno parlavamo di colori e ho postato una foto che amo molto.
E' la stessa che trovate qui sopra e mi ricorda alcuni giorni davvero belli, fuori dal mondo.
Era forse una delle prime volte che mi trovavo così fuori dal mondo, se escludiamo alcuni momenti brasiliani totalmente solitari.
Ero in Irlanda con il mio Hermano Michi. Nel pensare all'itinerario non potevo escludere un giro alle Isole Aran. Tra tutti i posti visti in Irlanda, le Aran e Sligo erano quelli che generavano in me molta aspettativa. 
Le prime perché erano isole, erano remote, erano sconosciute (a me).
Sligo perché era patria e giaciglio eterno di Yeats.
Arrivammo alle Aran da un piccolo porto appena sotto Galway.
La traversata dell'andata fu tranquilla e colma di voglia di scoperta.
Le Aran sono tre: Inis More, Inis Man e Inis Oirr. Dove, com'è facilmente intuibile, la parola Inis vuol dire isola.
Inis More è la più grande, il primo approdo dei traghetti. Bellissima ma molto inflazionata.
Avevo già deciso, ancora prima di vederla, che non mi sarei fermata.
Inis Man è abbastanza anonima e spesso i traghetti non si fermano.
La mia "patria" per quei giorni fu Inis Oirr: piccola, la più lontana.
Solo un ostello, due pub e tanta terra da scoprire sotto i miei piedi. O almeno era così quando ci andai io; ed era quello che mi attirava di un luogo così.
L'ostello era detto da me e dal mio Hermano Michi "la casa della Maire" perché così si chiamava la proprietaria.
Sull'isola erano tutto parenti della Maire: i due pub erano di suo fratello e di un cugino.
L'isola era un "tutti in famiglia" e noi ne avremmo fatto parte per un paio di giorni.
Girammo l'isola approfittando di un passaggio in trattore da due ragazzini.
La sorella guidava, il fratello spiegava dove eravamo.
Fu il giro di esplorazione più strano della mia vita. Ma anche il più bello.
Quando scendemmo dal trattore andammo a camminare su di una bassa collina vicina il porto.
Al di sopra della collina si trovavano le rovine di una chiesa e vicino ad esse quelle tre croci in mezzo all'erba che ho fotografato.
Da lassù, anche se "lassù" era un'altitudine relativa, l'Oceano imperava e dove finiva l'acqua iniziava il cielo.
Ed era proprio così che mi immaginavo il contorno di un luogo così.
Quella sera andammo al pub del fratello della Maire e per bere dovetti bussare con tutta la mia forza sul bancone di legno per ottenere una birra.
Che ridere... il publican non mi badava.
Restammo lì a chiacchierare, quella sera, pensando a quel mondo nascosto in mezzo l'Oceano.
Quella notte ci fu tanto di quel vento che dormii pochissimo.
Mi piace il vento ma allo stesso tempo, di notte, è tremendo per me.
Due giorni dopo il traghetto per tornare a terra ballava così tanto che sembrava di stare sulla pista del Cocoricò.
I nostri zaini vennero legati a bordo per non cadere.
A noi bastava tenerci ma non avrei rifiutato un bel maniglione di sicurezza stile Gardaland.
Quando tornari a Galway mi sentivo ancora l'isola addosso.

mercoledì 29 agosto 2012

Tutti a trovare Matilde... festeggiando un compleanno


Cosa succede oggi? Questo blog compie un anno.
Lo festeggiamo andando a trovare una donna con le contropalle, una che nella sua epoca ha posto una pietra miliare per miliardi di cose.
Questa donna si chiama Matilde
Matilde chi? Direte voi.
Ma Matilde di Canossa, no?
Ha castelli in ogni dove e oggi ve ne faccio scoprire un paio.
Ecco il mio itinerario sulle pagine di NonSoloTuristi.it
Stay Tuned!

martedì 28 agosto 2012

Un mondo a colori: Capture the Colour


La bravissima Serena mi ha nominata per partecipare a questo concorso che si chiama Capture the Colours.
Viaggiare è infondo catturare i colori e le emozioni che ci circondano.
Il concorso consiste nel scrivere un post dove vendono caricate 5 foto relative ai 5 colori richiesti.
Ben conscia di non essere una super fotografa, vi posto le mie nella speranza che (vi) piacciano, dato che il premio del concorso sono bel 2'000£ da spendere in viaggi.

 Ecco il Blu:

Amsterdam - Paesi Bassi

 Continuiamo con il Rosso:
Belfast - Falls Road - Irlanda
 Si va col Verde:
Inis Oirr - Isole Aran - Irlanda
Ecco il Giallo:
San Cristobal - Messico

Ed infine il Bianco:
Recife - Brasile
Il concorso prevede poi la nomina di altri cinque Blogger.
Se volete partecipare, fatelo entro domani 29/08/2012.
Mi dispiace per i tempi stretti.
Si tengano quindi pronti:


Per tutte le foto © 2012 Giovy

Paese che vai, cucina che trovi

Cucine dei diversi paesi nel mondo

Ieri, io e Claudia abbiamo scambiato due battute su Twitter sulla cucina locale provata in viaggio.
Lei, che si è appena recata a Tokio, diceva di non provare più gusto a mangiare il sushi dopo averlo assaggiato nella sua degna patria.
Questo pensiero mi ha trovata d'accordo all'ennesima potenza.
Ho sempre sostenuto che cibo e bevande siano parte integrante di un viaggio che si intraprende. Spesso non si tratta di andare in cerca di chissà che chef o chissà che ristorante da gourmand.
Sono i gusti a conquistarci e a ricordarci del viaggio intrapreso. A prescindere dalla loro forma e sostanza.
Mangiare in modo locale è anche uno dei principi base del viaggiare responsabile perché ci si cala totalmente nel paese dove siamo e lo si comprende anche attraverso il gusto.
A ciò aggiungiamo il fatto che mangiare a km zero aiuta ad inquinare meno e sostiene tutte le comunità locali.
Dialogano via twitter con Claudia, ho risposto che ciò che lei provava verso la cucina giapponese lo sentivo anch'io verso quella Messicana.
Prima di partire per il Messico mi era capitato più volte di frequentare un ristorante Messicano di Vicenza.
Al tempo era gestito da una signora Messicana (vedendo il sito, ha decisamente cambiato gestione. Se non fosse così smentitemi) e la cucina era una cosa splendida (un po' meno per il portafoglio).
Quando arrivai in Messico mi gettai a capofitto nella cucina del luogo perché sapevo benissimo a cosa andavo incontro.
Ho girato tantissimi paesi al mondo e il Messico è quello in cui, pensandoci bene, ho mangiato meglio.
Dico questo perché è uno dei pochi posti dove ho potuto assaggiare una varietà di piatti immensa.
In 20 giorni e passa non ho mai rimangiato la stessa cosa.
Ho trovato la cucina messicana davvero speciale e totalmente diversa rispetto a quella comunemente proposta in Italia.
E' una legge universale quella che dice che, di norma, un ristorante "esotico" (nel senso di diverso) si conforma leggermente ai gusti del luogo in cui si trova.
Mai legge fu più chiara per me di questa applicata alla cucina Cinese.
Dai... tutti noi abbiamo mangiato cinese almeno una volta (al mese?) e ci sono ristoranti di ogni genere.
La Cina è immensa e, pensando a ciò, si può solo immaginare quanto sia diversificata la sua cucina.
Io ho viaggiato nel Nord di quel paese immenso e, malgrado mille leggendi di chissà che animali nel mio piatto, io ero pronta ad assaggiare mille cose.
Mi sorprese, in primis, il continuo alternarsi di piatti agrodolci, piccanti e dal sapore lieve. Come se fosse un'eterna lotta di ying e yang nel mio piatto e sul mio palato.
La cucina cinese che ho conosciuto io è, per la maggior parte delle piatanze, leggera, non condita e molto più gradevole rispetto a quella che troviamo in tutti i ristoranti cinesi della nostra penisola.
Viaggiare, assaporare, vivere e gustare sono delle perfette armi a doppio taglio se messe vicine al nostro ritorno a casa.
Deliziano il nostro gusto, lo ampliano e rendono l'esperienza in un luogo-non-nostro un qualcosa di unico e speciale.
Allo stesso tempo, una volta tornati, ci "vietano" di riprovare le stesse sensazioni per un qualcosa che dovrebbe essere la stessa piatanza assaporata in viaggio.
Questa è una legge agrodolce e siceramente crudele. Ma è così.

Io e Gian, ad esempio, non siamo più capaci di bere la birra ghiacciata dopo aver gustato per giorni e giorni la splendida produzione di Real Ale delle Isole Britanniche.
Non mangio più le polpette dell'Ikea dopo averle gustate in versione "più vera" in quel di Stoccolma.
Non mangio più enchilladas perché il ricordo di quelle di Teotihuacan è ancora immenso.
Potrei stare qui a mettere in lista chissà quante cose.
C'è un solo rimedio, anzi due, per questa dannatissima parte della malattia del viaggiatore: il primo è ripartire e non sempre è possibile.
Il secondo è improvvisarsi cuochi e seguire alla lettera ricette locali.
Io ci provo e direi che le cose mi vengono bene.
Prossimamente, su questo blog, il soda bread.
Isle of Man & Lake District in my mind.... stay tuned!

lunedì 27 agosto 2012

El dia del Mexico

Festa nazionale Messicana

Forse è colpa del fatto che sto ascoltando Santana con Manà.
Forse è perché ho assaggiato delle fajitas per pranzo ma son qui che sto ricordando con immensa gioia un giorno bellissimo trascorso a Città del Messico.
Tutto ciò mi fa pensare che Settembre (cadono le foglie, ormai ci siamo) sia il mese giusto per il Mexico.
Adesso andiamo con ordine, vi racconto per bene.
Il Messico festeggia la sua indipendenza il 15 Settembre.
A dire il vero l'atto di indipendenza ufficiale venne firmato nel mese di Novembre ma in quei giorno (o il 16 Settembre, secondo alcuni) cominciò l'insurrezione di Manuel Hidalgo e, grazie alla nascita di quel movimento (e molto altro) si ottenne l'indipendenza della nazione.
I messicani sono molto legati al mese di Settembre e troverete feste, sagre, ricchi premi e cotillons in tutta la federazione messicana.
Anni fa andavo sempre in ferie in Settembre: costava meno, c'era meno gente e soprattutto spesso il clima non è niente male.
Prima di cadere in discorsi da nonna tipo "al mare è meglio andare a giugno e settembre" vi dico che io e la mia migliore amica, per un viaggio di circa 20 giorni, abbiamo speso circa 1000€ a testa, volo compreso.
E ci siamo ingozzate come non so cosa.
Il 15 settembre eravamo a Puerto Escondido e la festa si faceva già sentire alla grande.
Il proprietario del nostro ostello chiese a tutti se volevamo fare una cena assieme per celebrare il Messico e non ci tirammo di certo indietro. Secondo voi chi è finito dietro ai fornelli?
Ebbene sì ...  l'Italia è stata scelta come cuoca ufficiale della serata e quella sera non so quanti kili di pasta al pomodoro abbiamo prodotto.
Una volta riempito il pancino siamo finiti tutti in pieno centro a Puerto dove orchestre di Mariachi di ogni dove si stavano sfidando alla canzone più bella.
Abbiamo ballato e riso come non so cosa e il giorno dopo siamo salite sul volo per Città del Messico in condizioni a dir poco disonorevoli.
In volo dormii, me lo ricordo bene, e quando arrivai a Città del Messico non sapevo che pensare.
"Mi ripiglio o cosa faccio?", saremmo rimasti nella capitale solo fino alla sera seguente e poi saremmo tornate a casa. Eravamo in giro da fine agosto e ci stava un ritorno per poter raccontare tutto e per poter sentire la nostalgia nel cuore.
Dormivamo in un posto eccezionale, proprio davanti al palazzo presidenziale.
Arrivando con la metropolitana lì vicino, attraversammo lo Zocalo con zaino e mille cose al nostro seguito e ci rendemmo conto di quanto festosa fosse la città.
Non si poteva andare a dormire, dovevavo vivere il Messico per quelle poche ore che ci restavano su quella terra.
Eravamo in pieno "Dia del Mexico" che sembrava durasse da un mese: c'era musica, gente che ballava, girandole colorate e frittelle di ogni tipo che noi provavamo senza indugi beveno la più buona delle Birre Bohemia mai assaggiate in quel viaggio.
C'era un palco grande, al momento occupato dalla consueta orchestra stile mariachi dalla quale arrivava una musica che voleva solo dire allegria.
Scendeva la sera mentre loro intonavano la più messicana di tutte: Cielito Lindo.
Sembrava fosse stato intonato l'inno nazionale, tutta la piazza a ballare e cantare e noi con loro.
Fu fantastico e mi sembrava di volare in mezzo a quell'allegria patriottica.
Era tempo di cambio sul palco, non sapevamo minimamente chi doveva arrivare ma eravamo pronte a tutto e tutti, considerando che non appena approdate in aereporto ci accompagnavano Nek, la Pausini e Ramazzotti on air.
Ridendo e scherzando il gruppo stava entrando: boato, giubilo, mega applauso della folla.
Erano i Manà. Mi faceva molto piacere perché finalmente c'era del Messico contemporaneo sul palco.
Avrei gradito la sopresa della comparsa di Santana ma l'esecuzione di Corazon Espinado fu magistrale.
Non sapevo le parole delle altre canzoni (esclusa En el muelle de San Blas) ma mi sgolai, ballai, sudai, festeggiai quella nazione bellissima che mi aveva accolto a braccia aperte.

Se qualcuno di voi ha in programma un po' di Messico a Settembre, si fermi per me a festeggiarlo nel migliore dei modi.

venerdì 24 agosto 2012

Sempre più a Nord: le Isole Fær Øer

Far Oer Islands


Quando si torna da un viaggio, ancora prima che le emozioni della strada appena vissuta si sedimentino nel cuore, si pensa già a dove partire.
In questi giorni la Giovy-nostalgica ha già controllato tutte le tariffe aeree da qua a Natale per almeno 6 destinazione diverse. Oltre a fare ciò, so già cosa costa dormire, mangiare, spostarsi in tutti quei luoghi.
Sono pessima, lo so... ma non ci posso fare niente se l'istinto è quello di ripartire di nuovo.

Nel più bello che mi metto calma (ma dove??) salta fuori su Twitter un bellissimo post della iper-brava Liliana Monticone che me fait boulverser de nouveau. E adesso, nella speranza di placarmi di nuovo, eccomi qui a pensare ad un nuovo viaggio che, forse, prima o poi, farò.
O meglio, Faroer ... battuta pessima. Amatemi lo stesso.
Quando ero una scout c'era un detto di Baden Powell che mi piaceva un sacco: guarda lontano, e quando pensi che hai guardato lontanto... guarda ancora più lontano.
Poche settimane fa, da uno sperduto luogo in Cumbria che si chiama St.Mary Port, guardavo il profilo della Scozia davanti a me. Io vedevo la Scozia Sud-Ovest ma la mia mente già vedeva Orcadi, Shetland ed andava oltre, cambiava nazione e approdova alle Faroer.
Sicché mi dico "quando raggiungi un tuo Nord, pensa che c'è ancora Nord oltre ad esso".
Ed eccomi qui a sognare nuovamente di essere già su isole sferzate dal vento.
Con tutta questa ispirazione è un tutt'uno ritrovarmi ad ascoltare Bjork con la sua Declare Independence, dedicata proprio alle Isole in questione.
Da qui a comprare la guida e ordinare mille brochure il passo è breve ma non lo farò (subito).
Mi limito a sognare, a fantaviaggiare che fa tanto bene allo spirito e pochissimo male al portafoglio.
Quelle isole sono entrate nella mia vita tempo fa, quando facevo un lavoro diverso da quello che pratico ora.
Lavoravo nel mondo della moda e c'era una coppia di stiliste delle Faroer che aveva attirato la mia attenzione. In primis per il loro nome: si chiamano infatti entrambe Gudrun, soprannome che la mia amica Betty aveva dato a me poco tempo prima.
In secondo luogo, procevano e producono (spero, il sito non è aggiornato) delle collezioni molto interessanti (ma estremamente costose) utilizzando come materiale base la lana delle Faroer.
Ho trovato il loro lavoro totalmente in linea con un vivere scandinavo tipico delle isole piccole.
E lì è nata la mia curiosità.
Mi piacerebbe approdare su quelle isole via mare, anche se prende parecchio tempo.
Me le gusterei piano piano ma intensamente fino a farmi venire le vesciche ai piedi, come è successo con l'Isola di Man.
Cercherei le tracce dei vichinghi e di St.Brendan ovunque i miei occhi possano arrivare.
Forse, e dico forse, avrei anche il coraggio di avventurarmi a mangiare aringhe o chissà che strano piatto Nordico.
Vorrei conoscere Torshavn come se fosse il mio paese.
Vorrei spingermi fino alla disbitata Litla Dimun per vedere che cosa sia davvero un'isola deserta a nord del mondo (tutti immaginano le isole deserte con le palme... o no?).
Cercherei un B&B col tetto in erba e rinuncerei davvero ai 40° della nostra torrida estate per i loro 15° perchè camminare con quella temperatura è molto meglio, ascoltate me.

Allora ecco qui un piccolo appello: ditemi tutto quello che sapere su quelle isole.
E, se come me sapete ancora poco, raccontatemi i vostri sogni e i vostri voli pindarici.

La Giovy arriverà alle Fær Øer prima o poi.

giovedì 23 agosto 2012

Isle of Man: quello che non si sa

Consigli per viaggiare sull'Isola di Man
"... vado sull'Isola di Man"
"Dove?!?!?!?!?!"


Questa era una delle frasi che più mi sono sentita dire prima di partire.
In effetti, quest'isoletta non proprio grande posta proprio tra l'Irlanda e l'Inghilterra, viene spesso confusa con l'Isola di Wight o le isole del Canale.
Molte persone, inoltre, non sanno della sua esistenza e mi è capitato di vedere carte geografiche approssimative recuperate in rete dove Mann (come comunemente viene chiamata dai suoi abitanti) non esiste nemmeno.
In effetti, è proprio un puntino se vogliamo considerare la stazza dell'Europa.

Ho trovato un video spettacolare (spoiler: non guardatelo subito se volete andare alla scoperta dell'isola ma salvatevi il link)  che definisce l'Isola di Man come uno dei segreti conservati nel migliore del modo in tutte le isole britanniche, maggiori e minori.
Mai definizione potrebbe essere più appropiata.
Materiale ce n'è moltissimo per capire come avventurarsi su quella terra splendida ma, pur avendo consultato guide autorevoli e aggiornate e mille siti internet, ci sono info che non sono riuscita a reperire e che sono di fondamentale importanza per la buona riuscita di un viaggio sull'Isola.
Le emozioni legate ai miei passi sul suolo di Mann sono ancora tante e non si sono ancora messe in Tranquillity come dovrebbero per essere raccontate nel giusto modo.
Le foto sono ancora in fase di download e l'attività di Gian a riguardo continua day by day.
Per oggi quindi mi limito a darvi qualche dritta.
Prendetela e mettetela in saccoccia in attesa di tutti gli itinerari alla scoperta dell'antico mondo di Mann.

  • L'Isola di Man NON fa parte del Regno Unito. Questo sulle guide è scritto ma non è spiegato bene che Mann è Indipendente del tutto. Non ha rappresentanti in parlamento. Il capo di Stato è colui o colei che regge in Regno Unito ma non si chiamerà mai Re o Regina.
    L'isola è Repubblica e il suo capo è il Lord of Man.
  • Proprio per la sua indipendenza, l'isola ha una sua moneta che, per comodità economica, è parificata al Britsh Pound. Le monete sono esattamente come i pound inglesi, con una faccia stampata secondo il conio britannico e una faccia riportante immangini legate a Mann. Le banconote assomigliano a quelle inglesi ma hanno un colore diverso e riportano tutte il "Triskelion" simbolo dell'isola. Le banconote non sono accettate nel Regno Unito mentre le monete sì.
    Fate bene i conti, piuttosto prelevate sull'Isola i soldi che vi servono per i giorni che passerete lì, e tenetevi i British Pound se avete in programma ancora qualche giorno in Uk.
    I British Pound sono accettati su Mann ma i Manx Pound non lo sono in Uk.
    Quindi, pay attention!
    I soldi si possono cambiare solo in banca e in pochi uffici di cambio (orari ridottissimi!!)
  • Le maggiori attrazioni come musei o castelli sono aperte tutti i giorni dalle 10 alle 17.
    Sull'isola ci sono mille cose da vedere (ad esempio gli stone circle) che non sono soggette ad orari. Organizzatevi di conseguenza tenendo conto che Musei che sulla carta sembrano due stanze poco organizzate sono in realtà percorsi da almeno due ore.
  • Mai confidare troppo sugli orari degli autobus scritti sul libretto generale dei trasporti.
    Chiedere sempre, confrontare le timetable alla fermata.
  • Sappiate che in prossimità del TT e durante i giorni dei trial e della gara, parte dell'isola non è visitabile. Occhio!
  • Il Telefono? Questo sconosciuto.
    Sembra che la Manx Telecom e gli altri operatori dell'isola non abbiano accordi per il traffico voce in roaming. Pertanto funzionano, a tratti, solo gli sms. Ho scritto due giorni fa alla Vodafone per avere dettagli in merito e se so qualcosa di preciso vi avverto (anche Tim non funzionava). Nel frattempo voi preparate le monetine per il telefono a gettoni.
  • Avete presente la variabilità del tempo britannico? Ecco, elevatelo ora all'ennesima potenza.
    L'isola è forse il sogno di chi studia il meteo. Se vi alzate al mattino e vedete che fuori diluvia, probabilmente poche ore dopo prenderete la scottina per il troppo sole.
    Crema solare FP 50, sempre!
L'Isola di Man è come un gioco di scatole cinesi.
C'è così tanto che quando si è lì si ha solo l'imbarazzo della scelta.

Intanto abbiamo cominciato qualche info generale... ma voi fate i bravi e restate qui perché sento già i primi post di racconto premermi sui polpastrelli delle dita.

mercoledì 22 agosto 2012

Soffro lo stress (da rientro)

stress da fine vacanze

Soffro lo stress, io soffro lo stress sono stanco e fuori forma...
Cantavo tra me e me questa canzone dei Velvet (versione primi anni 2000, non il rifacimento degli stessi Velvet più recente) prima di ogni sessione d'esame all'università. E mi piaceva così tanto.
Oggi penso di sentirmi un po' stressata e di soffrire di quella sindrome, ormai riconosciuta, chiamata "stress da rientro".
In vacanza o in viaggio dimentichiamo incombenze, problemi, le bollette, il mutuo, il lavoro e ogni altra cosa faccia parte della nostra quotidianità.
Mentre ero sull'isola di Man mi sono scordata addirittura di essere al mondo e pensavo di essere nel regno di Manannan a godermi cultura celtica e vichinga.
Eh no... non ero fuori dal mondo. Ero ancora lì e non sapevo di esserlo.
L'altro giorno, quando sono scesa dall'aereo, sono ripiomabata dentro all'afa e alla mia vita normale.
Ogni cambiamento, piccolo o grande che sia, provoca in noi un piccolo stress, foss'altro per il fatto che il nostro fisico si deve riadattare.
Chissà come mai, quando sono in partenza, questo stress non lo sento proprio.
Chissà come mai, quando torno, invece patisco.
Difficile riprendere il ritmo, difficile concentrarsi sul lavoro, difficile anche pensare che ho un blog e un tot di attività da fare, seguire, inventare, scrivere e proporre.
Difficile essere la Giovy del prima 6 Agosto, del prima del Lake District e del prima dell'Isola di Man.
Infondo è bello essere una Giovy diversa ad ogni ritorno.
Ho tante cose nello zaino immaginario che non lascia mai le mie spalle e ne lascio sempre qualcuna nel posto dove vado, applicando un eterno mutuo scambio con ciò che mi circonda.
Dovendo atterrare per forza nel mondo reale, ho pensato a qualche semplice regoletta/consiglio per soffrire meno lo stress del rientro.

  • Evita di guardare film/telefilm/programmi che parlano del luogo che hai visitato.
    Ieri, ad esempio, io ho evitato l'Ispettore Barnaby come la peste.
  • Torna alle tue abitudini gastronomiche normali.
    Due sere fa la pizza mi sembrava il gusto più strano al mondo. Chissà che effetto mi fa il ragù.
    La mia mente cerca senza tregua il gusto immenso del fish and chips.
  • Non fare paragoni in nessun ambito.
    "Ah ma la dormivo perché era fresco"... oggi mi sto fustigando per evitare di dire queste parole.
  • Se puoi (ma pochi possono) rientra al lavoro gradualmente.
    Proprio come si fa con i bimbi all'asilo, io renderei d'obbligo un rientro al lavoro graduale. Ma questa è fantascienza che vive solo nella mia testa.
  • Pensa al primo week end fuori porta che potrai fare.
    Fa bene, fa benissimo avere dei progetti
  • Deliziati
    Viziarsi fa bene quando si è un po' scossi, no? Allora perché non cedere, per una volta, a qualche piatanza che ti piace tanto o a quella borsa che avevi occhiato prima di partire?
  • Sogna
    Internet butta giù le distanze e supera il gap che c'è tra te e il luogo che hai visto.
    A piccole dosi, con tanta precauzione verso il tuo cuore viaggiatore, rivivi i tuoi passi e se ti scende una lacrimuccia, come a me, goditi quell'emozione perchè è solo tua.
 Detto ciò... non mi resta che cominciare a pensare al prossimo viaggio.
Altrimenti mi sa che lo stress m'ammazza sto giro!

martedì 21 agosto 2012

Baby come back

Eccola qua.
Io stessa mi chiedevo chissà come ... in che condizioni emozionali... sarei tornata.
E' strano tornare, sempre.
C'è chi è felice e chi no.
Io probabilmente ho una parte tutta mia che mi fa fluttuare tra la nostalgia e la voglia estrema di raccontare tutto quello che ho vissuto.
Dove sono stata in questi giorni in cui sono sparita dal web?
Io e Gian abbiamo preso un aero per Manchester dove siamo rimasti poco più di un giorno ad esplorare una città che conoscevo poco e che mi è entrata nel cuore.
Un treno poi ci ha portati nel Lake District, nella parte Nord... quella un po' fuori dalle rotte turistiche... quella dove la frase Emotion Recollected in Tranquillity è nata dalla mente di un grande uomo di nome William Wordsworth.
Siamo poi salpati alla volta dell'Isola di Man, vero e proprio gioiello nascosto e ben custodito del mare d'Irlanda, luogo dove cultura celtica e vichinga si sono unite e hanno generato un qualcosa di speciale su di una terra che già dal neolitico e dall'età del bronzo regalava cose straordinarie.
Pochi giorni fa poi, una nave ci ha riportati in una Liverpool più bella che mai.
Una sera, una cena, una notte nella città del mio cuore.
E poi un treno, un aereo, un po' di autostrada e la mia macchinina che ha una spia che non vuole spegnersi.
Ed ecco completa la ricetta del ritorno.

Tante mail da leggere, il lavoro da far ripartire, tante cose da fare, la vita quotidiana che torna in me.
Un bel respiro profondo.
Ce la posso fare.


venerdì 3 agosto 2012

Godetevi il viaggio


E' ora... L'emozione arriva e si capisce in pieno che, finalmente, è il momento di dedicarsi a se stessi.
La serranda immaginaria di Emotion Recollected in Tranquillity si abbassa e per un po', forse, non mi leggerete.

Ma ci si ritroverà sempre qui. Promesso.


Fate i bravi e viaggiate tanto.


...Ci sono isole che andrebbero evitate
soprattutto quando è estate
pochi passi sul pontile è già finire intrappolato
come un pesce nella rete
e condividerne la sete.
Certe isole col sole al posto giusto
con un vento sempre fresco che 
s'insinua malizioso e disonesto...
(Daniele Silvestri - Pochi grammi di coraggio)

giovedì 2 agosto 2012

Beaumaris tutta da scoprire

Visitare Beaumaris in Galles
Picture from Visit Wales

Nei giorni scorsi ho riascoltato per caso Someone like you di Adele.
Come scrissi molto tempo fa, quella canzone mi ricorda la mia ultima serata in Galles e quando la ascolto mi riempio di nostalgia.
Canticchiandola e facendomi venire gli occhioni per i ricordi, ho realizazto che non vi ho raccontato davvero pochino di Beaumaris. E direi che è proprio il momento di rimediare. Ora.
Beaumaris è una città che non ha niente di Galles nel suo nome (in Gallese si scrive Biwmares) ma è totalmente Gallese nel suo carattere e nel suo mostrarsi alla gente che la visita.
Beaumaris venne fondata tantissimi anni fa dai Vichinghi.
Il suo nome originario era infatti Porth y Wygyr, porto dei Vichinghi.
La denominazione attuale, come si capisce, arriva dal Latino e le venne data in epoca medievale.
La prima ragione per cui molta gente viene a Beaumaris è per visitare il suo fantastico castello.
Ancora una volta, il Re Edoardo I mostra il suo splendido gusto nello scegliere i luoghi migliori dove erigere le sue dimore.
In realtà il Castello di Beaumaris è un "non-finito", è un'opera incompiuta dato che, proprio nel periodo della sua costruzione, scoppiarono le guerre di conquista verso la Scozia e il nostro caro Edoardo andò a tormentare il famosissimo William Wallace.
I soldi finiro ma a Beaumaris rimase l'impronta di quello che potrebbe essere diventato un castello magnifico.
Il perimetro è imponente, le mura sono totalmente percorribili e dai torrioni si gode un panorama a dir poco splendido.
Tra Beaumaris, che si trova sull'Isola di Anglesey, e il Galles c'è il Menai Strait che dal castello può essere osservato nel suo punto più vasto.
Davanti a Beaumaris si vedono i monti della Snowdonia, spesso costellati da nuvoloni, a volte limpidi e brillanti come se fossero lì vicino.
Beaumaris è piccola; una volta usciti dal castello ci metterete poco a percorrere la sua via principale.
Abbandonatela per un po' e dirigetevi verso il lungo mare.
Anche questi è piccolo, non troppo immenso e il molo è stato restaurato da poco.
Da lì vi sarà possibile capire la potenza di una marea che risente del suo carattere oceanico.
Da lì vi sarà possibile, se volete, mettervi a pescare i granchi per poi rigorosamente liberarli e riconsegnarli al loro ambiente naturale.
Beaumaris è placida, è bella, ti accoglie, ti abbraccia, ti tiene lì.
E' il punto di partenza perfetto per andare a vedere luoghi che vi ho già descritto: la bellissima Penmon Priory, ad esempio, senza dimenticare quell'incanto di luogo che prende il nome di Red Wharf Bay.
Ma Beaumaris non è solo questo.
La sua chiesa, visitata dalla sottoscritta per purissimo caso, è un qualcosa di così storico da portare via.
All'interno potrete trovare dei piccoli fogli esplicativi che vi racconteranno la storia di quel luogo di culto così legato ai pescatori del luogo e così radicato nella storia di un'isola, Anglesey, che merita di essere conosciuta in pieno.
Beaumaris è uno di quei luoghi che propongono due alternative: o lo vedi in mezz'ora o decidi di conoscerlo in pieno e di volergli molto bene. Proprio come ho fatto io.

Se mai vi andrà di raggiungerla, arrivate a Bangor e poi prendete l'autobus da lì.
Ce ne sono moltissimi e di solito sono quelli della linea nr.57.
Quando scenderete dall'autobus, pensate un minutino a me.
Mi riporterete lì ed io sarò felice.



mercoledì 1 agosto 2012

Cervia: non si vive di solo mare



E' Agosto e vi porto a Cervia.
Già, come nei peggiori o migliori incubi degli Italiani in vacanza.
Ma la Cervia che vi faccio conoscere io non ha niente a che vedere con la spiaggia e tutto da spartire con il mare.
Siete pronti? Correte a leggere su NonSoloTuristi.it
Stay Tuned!
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